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Nato in origine come scultura e frutto delle esplorazioni di Munari sul tema del multiplo, Aconà Biconbì viene prodotto come “gioco” per la prima volta da Danese nel 1961. I moduli di dischi circolari con un buco al centro, piegati lateralmente ed accoppiati liberamente tra di loro, danno origine a una costruzione tridimensionale più complessa, che può variare fra illimitate combinazioni in base al numero degli elementi e alla loro disposizione. Fonte d’ispirazione per numerosi designer e artisti di tutto il mondo, Aconà Biconbì è stato più volte reinventato e “plasmato” nei più diversi materiali. 

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Non toccare! Quante volte i bambini si sentono ripetere questo imperativo. Nessuno direbbe mai: non guardare, non ascoltare. Eppure spesso ci troviamo a spiegare sensazioni invece di sperimentarle, di toccarle appunto con mano. Partendo e riprendendo il tattilismo lanciato da Tommaso Marinetti nel 1921, Munari compone con questo manuale una vera e propria ode al quinto senso, proponendo attività e laboratori da lui realizzati insieme ai bambini per incoraggiarli a scoprire materiali, pesi e consistenze usando le loro mani. 

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In questo libro troviamo fianco a fianco oggetti del terzo millennio avanti Cristo e Fossili del 2000, iscrizioni in lingue antiche e Scritture illeggibili di popoli sconosciuti, citazioni di Munari e di un grande archeologo come Gordon Childe: tutti risultati di una ricerca da un lato storica, dall’altro fantastica. È la visita di un sito archeologico a Panarea, come Alberto Munari racconta in una testimonianza inedita contenuta in questo libro, che porta padre e figlio a giocare con la Storia attraverso i suoi stessi strumenti d’analisi. Da quell’esperienza nasceranno il Museo immaginario delle isole Eolie, i Fossili del 2000, le Ricostruzioni teoriche di oggetti immaginari e tutte le opere di Munari che cercano negli oggetti di tutti i giorni una storia, invece della Storia.

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Creare composizioni di fiori significa in fondo trasmettere un messaggio attraverso una forma di vita, la pianta, che è espressione del silenzio. Compito di chi dona e riceve un fiore è quello di saper comporre e decifrare questo silenzio vivente, esprimendo vita con un'altra vita. Non si tratta di un'operazione complicata o tortuosa, ma di un gesto istintivo che non ha bisogno di denari ma di amore e creatività, e Munari vuole fornire qui molti esempi per iniziare a inventarne sempre di nuovi. La collana "workshop", dedicata ai libri d'indicazioni, stimoli e suggerimenti per far lavorare insieme grandi e bambini, si arricchisce così di un nuovo volume. 

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In "Gatti, cappelli, elefanti e sorprese" Alberto Munari, figlio di Bruno, ci accompagna alla scoperta della genesi dei capolavori munariani per bambini. Attraverso numerosi aneddoti familiari e analogie con il mondo dei cuccioli, Alberto Munari ci spiega come l'esercizio concreto della sperimentazione e della ricerca abbia dato luogo ad alcuni dei più famosi tra i libri per bambini di Bruno Munari. Emerge dall'occhio attento e vicino del figlio l'approccio progettuale del designer, lo studio della psicologia cognitiva del bambino e la conseguente ideazione libera e sperimentatrice.

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In questo libro Munari descrive, con grande serietà e dovizia di particolari, macchine... utili o inutili, sicuramente inconsuete: macchina per addomesticare i cani, misuratore automatico del tempo di cottura per uova sode, agitatore di code per cani pigri...

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Questo libro illeggibile fa parte di un gruppo di libri così definiti perché non hanno parole da leggere, ma hanno una storia visiva che si può capire seguendo il filo del discorso visivo. I “libri illeggibili” sono stati ideati nel 1949 e sono stati esposti per la prima volta alla libreria Salto di Milano, nello stesso anno. Di alcuni tipo sono state fatte copie a mano dall’autore. Nel 1953 un libro illeggibile bianco e rosso, a pagien tagliate, è stato pubblicato fuori commercio in 2000 copie da Steendrukkerij de Jong & Co. in Olanda, a cura di Pieter Brattinga nella collana Quadrat Blatter. Nel 1955, con altre opere, parecchi libri illeggibili sono stati esposti al Modern Art Museum di New York nella mostra  Two Graphic Designers.

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Il gioco visivo “Più e meno” è composto di 72 carte con diverse immagini. Molte di queste immagini (48) sono su fondi trasparenti, così da poterle sovrapporre per comporre altre immagini più complesse stimolando le capacità creative del bambino. Sovrapponendo alcune immagini di alberi si compone un bosco. Sovrapponendo al bosco il disegno della pioggia o quello del sole o della luna, o quello del volo degli uccelli, o quello di un cane che passa, eccetera, si modifica a piacere, continuamente, l’immagine totale.

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Questo libro è uscito per la prima volta, in poche copie, nel 1956 e da allora è diventato un libro culto dell’editoria per ragazzi. Nel 1996 è stato da noi ripubblicato. "Nella notte buia" conserva tutta la sua attualità ed ognuno, bambino o adulto che sia, diventa protagonista di questa avvincente ricerca all’interno della notte, sotto l’erba del prato, nel fiume sotterraneo e nella grotta, passando con la propria fantasia e curiosità (quasi con il proprio corpo) attraverso i fori, i pertugi e i profondi buchi presenti nelle pagine di carta, nere o ruvide o trasparenti.... Ognuno segue fino in fondo, con il fiato sospeso, la piccola luce che si intravede lontano.

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Tutti conoscono Cappuccetto Rosso, ma forse non tutti sanno la storia di Cappuccetto Verde, Cappuccetto Giallo e Cappuccetto Bianco, mandati dalla mamma a portare alla nonna un cestino pieno di cose verdi, gialle, bianche. Il lupo nero li aspetta nel folto del bosco, nel traffico, nella neve... riuscirà a prenderli? Con queste favole, pubblicate per la prima volta nella storica collana Einaudi "Tantibambini", un colore diventa protagonista nei disegni, nel testo e nei personaggi. Bruno Munari ha giocato con la fiaba tradizionale e ne ha allargato gli orizzonti, creando personaggi e storie nuove. I Cappuccetti di Munari ritornano ora come libri singoli, secondo il progetto originale. 

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Tutti conoscono Cappuccetto Rosso, ma forse non tutti sanno la storia di Cappuccetto Verde, Cappuccetto Giallo e Cappuccetto Bianco, mandati dalla mamma a portare alla nonna un cestino pieno di cose verdi, gialle, bianche. Il lupo nero li aspetta nel folto del bosco, nel traffico, nella neve, riuscirà a prenderli? Bruno Munari ha giocato con la fiaba tradizionale e ne ha allargato gli orizzonti, creando personaggi e storie nuove.

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Il libro fu composto nel 1969 come regalo (la prima edizione in 250 esemplari non entrò mai in commercio). Il tema delle "facce" tanto caro a Munari diventa qui un gioco legato agli occhi e alle diverse possibilità del vedere: "mescolate i disegni, cambiate i colori degli occhi, abituiamoci a guardare il mondo con gli occhi degli altri...". Bruno Munari con queste parole dà un'indicazione d'uso dei 25 cartoncini colorati tutti con i fori per gli occhi.

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Usando il gambo tagliato dell'insalata come un timbro, Bernardino scopre che ci sono rose nell'insalata. E voi, le avete mai viste? In questo testo Munari gioca con gli ortaggi, tagliandoli a metà e immergendoli nel colore: è così che dall'insalata nascono le rose, dai cavoli gli alberi e dai pomodori i fiori.

Rose nell'insalata fa parte insieme ad altri 3 testi della collana Workshop, che raccoglie quei testi di Bruno Munari che reinterpretano il percorso didattico regalando spunti e suggerienti alternativi, con l'idea di fare lavorare insieme grandi e bambini, insegnanti e studenti.

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In Disegnare un albero Munari ci insegna come far correre la nostra mano per disegnare alberi: come cambiano con le linee curve, dove mettere i rami matti, quanti tronchi disegnare. Fa parte insieme ad altri 3 testi della collana Workshop, che raccoglie quei testi di Bruno Munari che reinterpretano il percorso didattico regalando spunti e suggerienti alternativi, con l'idea di fare lavorare insieme grandi e bambini, insegnanti e studenti.

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Bruno Munari costruisce attraverso diversi tipi di "segni" innumerevoli volti con caratteristiche diversissime.

Alla faccia fa parte della collana “Block Notes”, creata da Munari per Corraini nel 1992: una libera collezione di progetti dai risvolti creativi. Una raccolta di idee ed esempi dell’operare artistico come input per il “gioco dell’intelletto” di tutti, riconoscibile nella veste grafica per le sue copertine grigie, il formato tascabile e i fori posti in copertina, che spingono il lettore a “curiosare dentro” il libro.

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Chi l'ha detto che l'alfabeto si impara dalla A alla Z? Munari invita i bambini a giocare con suoni e forme delle parole, ritagliando e incollando altre lettere alle pagine del libro. Perchè imparare a leggere non può essere noioso, e non deve nemmeno avere senso. Munari in questo libro inventa infatti filastrocche accostando parole che non significano insieme, ma che ripetono i suoni e le grafie con cui i bambini devono fare amicizia. Perchè ai bambini è il ritmo che affascina, e non il senso. Leggere e scrivere diventa così una scoperta divertente. 

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Ciccì Coccò è uno dei primi e rari libri per bambini dove viene usata la fotografia. Forse per questo Munari ha scritto volentieri i testi che seguono – con frasi semplici e brevi rime – le suggestive immagini di Enzo Arnone scattate tra gli anni '70 e '80 a bambini ritratti nei loro momenti di gioco e scoperta. 

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L’accumulo di invenzioni e accessori, l’eccesso di artificio porta alla monotonia del perfetto ad alto tasso d’inquinamento. Saremo alla fine costretti a ritirarci sotto terra? Munari attraversa la città moderna e la “Civiltà del fatturato” con uno sguardo a tratti ironico ma più spesso amaro. Le sue riflessioni si fanno spazio tra i disegni di erbe e piante verdi di alcuni ragazzi delle scuole medie.

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