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Armin Greder, anche questa volta tradotto in italiano da Alessandro Baricco, torna a regalare ai suoi lettori, una favola sul rapporto tra madre e figlio, in cui alla morte della madre corrisponde la crescita del figlio. Una favola contemporanea che affonda le sue radici nella più antica tradizione narrativa. Lo stile inconfondibile delle immagini di Armin Greder accompagna la sua scrittura scarna e incisiva, in un colore nebbioso che si avvicina al bianco e nero. "La Città", come dice l'autore, "ha a che fare con la paura della vita, con l'egoismo che rende ciechi e con l'incapacità di lasciar andare colui che si ama di più". Una favola per i figli e per le madri. Per raccontare la fatica che costa crescere. E, soprattutto, lasciar crescere.

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Un corpo senza vita. Uno dei tanti nelle acque del Mediterraneo, del nostro mare. Osceno pasto di pesci che imbandiranno le nostre tavole. Commensali, nostri commensali, voraci mercanti di morte. Cariche d’armi, le loro navi, sicure, solcheranno da nord a sud le acque del Mediterraneo, del nostro mare. Armeranno mani fratricide, dilaniando e svuotando villaggi, regioni, stati. In fuga, carovane di uomini donne bambini attraverseranno deserti di sabbia e di pietre. Un barcone il miraggio, un insicuro barcone, per solcare da sud a nord le acque del Mediterraneo, del nostro mare. E spesso, sempre più spesso, a naufragare non sono solo le speranze.

Postfazione di Alessandro Leogrande. 


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Un uomo sulla spiaggia di un'isola. Solo, sfinito, nudo. Anche così però, incute paura agli abitanti. Tuttavia lo raccolgono, lo chiudono in un vecchio ovile abbandonato, e tornano alla vita di tutti i giorni. Ma l'uomo ha fame, chiede cibo. Ormai la paura serpeggia. Lo straniero genera inquietudine. E così gli abitanti decidono di sbarazzarsene. E di costruire un grande muro tutt'intorno all'isola per impedire che mai più uno straniero vi metta piede. "L'isola" è un grido forte, acuto contro l'intolleranza. Una parabola sullo scandalo quotidiano dell'indifferenza. Una picconata contro il muro dell'insensibilità e del più ottuso degli egoismi. Un libro per tutti coloro che ai muri preferiscono i ponti.

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Un antico paese, coltivato a ulivi, e a sassi. Casa di un popolo antico. Un giorno, arrivano gli Stranieri. Di quella terra -abitata dai padri dei loro padri- rivendicano l’eredità. Cacciati e sparsi in tutto il mondo, oppressi e perseguitati per secoli, dopo aver tanto sofferto hanno deciso di ritornare. E, anno dopo anno, tornano sempre più numerosi. Un unico paese, per due popoli. Una guerra che li sfianca, e che impedisce di vedere i tratti comuni. E poi un muro che li divide. Un libro per tutti quelli che pensano che si è liberi solo se anche gli altri lo sono.

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